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dal nostro canale Youtube: Cosa dicono i Pediatri

📱 Smartphone e Bambini: Non è un Gioco, è un Allarme.
Questa settimana, per il SAFER INTERNET DAY, l’intera comunità pediatrica si è unita per lanciare un segnale forte e chiaro: lo smartphone non è uno strumento adatto all'età pediatrica. Dobbiamo essere onesti con noi stessi: il telefonino non insegna, non forma e non aiuta lo sviluppo dei nostri figli. Troppo spesso è solo un "metodo di controllo" per tenerli impegnati quando non abbiamo tempo o voglia di occuparci di loro.

Sentiamo spesso giustificazioni come: "Lo vuole perché ha talento" o "Guarda video educativi". La verità scientifica è diversa: l’unica vera fonte educativa per un bambino è la vostra parola, il vostro insegnamento e la vostra presenza.

🚫 Le Regole d’Oro
Siccome il mio obiettivo è aiutarvi a trovare soluzioni concrete, ecco alcune linee guida fondamentali:
Sotto i 6 anni: Vietato. Non dovremmo nemmeno parlarne prima dell’età scolare. È una concessione enorme, ma dobbiamo porre un limite netto.
Zone "No-Smartphone": Stabilite aree della casa dove il telefono non entra. In cucina a tavola e nelle camere da letto il digitale deve restare fuori.
Tempi di Studio e Gioco: Mentre si studia o si gioca all’aperto, lo smartphone non esiste.

💡 L’Esempio vale più di mille parole
Non possiamo pretendere che i nostri figli si stacchino dagli schermi se noi siamo i primi a consultarli mentre spingiamo il passeggino o durante i pasti. I bambini ci guardano e imparano dai nostri comportamenti, non dalle nostre critiche.

Siamo noi a disegnare il mondo in cui i nostri figli crescono: facciamo in modo che sia il migliore possibile, fatto di relazioni reali e non di pixel.

#dottorBeppe #iPediatri #SalutePediatrica #GenitoriConsapevoli #BambiniESmartphone #EducazioneDigitale #Pediatria

📱 Smartphone e Bambini: Non è un Gioco, è un Allarme.
Questa settimana, per il SAFER INTERNET DAY, l’intera comunità pediatrica si è unita per lanciare un segnale forte e chiaro: lo smartphone non è uno strumento adatto all'età pediatrica. Dobbiamo essere onesti con noi stessi: il telefonino non insegna, non forma e non aiuta lo sviluppo dei nostri figli. Troppo spesso è solo un "metodo di controllo" per tenerli impegnati quando non abbiamo tempo o voglia di occuparci di loro.

Sentiamo spesso giustificazioni come: "Lo vuole perché ha talento" o "Guarda video educativi". La verità scientifica è diversa: l’unica vera fonte educativa per un bambino è la vostra parola, il vostro insegnamento e la vostra presenza.

🚫 Le Regole d’Oro
Siccome il mio obiettivo è aiutarvi a trovare soluzioni concrete, ecco alcune linee guida fondamentali:
Sotto i 6 anni: Vietato. Non dovremmo nemmeno parlarne prima dell’età scolare. È una concessione enorme, ma dobbiamo porre un limite netto.
Zone "No-Smartphone": Stabilite aree della casa dove il telefono non entra. In cucina a tavola e nelle camere da letto il digitale deve restare fuori.
Tempi di Studio e Gioco: Mentre si studia o si gioca all’aperto, lo smartphone non esiste.

💡 L’Esempio vale più di mille parole
Non possiamo pretendere che i nostri figli si stacchino dagli schermi se noi siamo i primi a consultarli mentre spingiamo il passeggino o durante i pasti. I bambini ci guardano e imparano dai nostri comportamenti, non dalle nostre critiche.

Siamo noi a disegnare il mondo in cui i nostri figli crescono: facciamo in modo che sia il migliore possibile, fatto di relazioni reali e non di pixel.

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Niente alibi, cerchiamo soluzioni

iPediatri 11/02/2026 15:37

Il mio bambino balbetta: dobbiamo preoccuparci?
È una delle ansie più comuni tra i genitori: all’improvviso, il vostro bambino di 3 o 4 anni inizia a inciampare sulle parole. Spesso la prima reazione è l’allarme, pensando a un disturbo emotivo o relazionale profondo. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, la scienza ci dice altro.

In questa fascia d’età parliamo spesso di disfluenza infantile fisiologica. Non è una vera patologia, ma un fenomeno legato allo sviluppo: il cervello del bambino corre più veloce della sua capacità di articolare i suoni. La strutturazione grammaticale e il vocabolario crescono esponenzialmente, ma l'abilità fonatoria deve ancora "mettersi in pari".

💡 Cosa fare (e cosa NON fare)
Il ruolo di noi genitori è fondamentale per evitare che un fenomeno passeggero si trasformi in un problema cronico. Ecco alcuni consigli pratici:

Non correggetelo: Interromperlo per correggere o anticipare aumenta solo la sua frustrazione.

Evitate i "consigli" inutili: Dirgli "calmati", "rallenta" o "fai un respiro profondo" non aiuta. Al contrario, sottolinea che c'è qualcosa che non va, alimentando l'ansia da prestazione.

Non completate le frasi al posto suo: Lasciategli il tempo di finire, dimostrando che siete lì per ascoltare il contenuto di ciò che dice, non come lo dice.

Rallentate voi: Se volete che lui parli più piano, date l'esempio parlando voi stessi con un ritmo più calmo e disteso.

Nella maggior parte dei casi, con questo approccio, il fenomeno si risolve spontaneamente in circa 6 mesi. Se la disfluenza dovesse persistere oltre questo periodo, o in presenza di una forte familiarità, sarà opportuno procedere con una valutazione specialistica foniatrica o logopedica.

La disfluenza infantile spesso è solo il segno di una mente che viaggia a tutta velocità! 🚀

#dottorBeppe #iPediatri #SaluteBambini #Pediatria #Logopedia #GenitoriConsapevoli #SviluppoInfantile

Il mio bambino balbetta: dobbiamo preoccuparci?
È una delle ansie più comuni tra i genitori: all’improvviso, il vostro bambino di 3 o 4 anni inizia a inciampare sulle parole. Spesso la prima reazione è l’allarme, pensando a un disturbo emotivo o relazionale profondo. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, la scienza ci dice altro.

In questa fascia d’età parliamo spesso di disfluenza infantile fisiologica. Non è una vera patologia, ma un fenomeno legato allo sviluppo: il cervello del bambino corre più veloce della sua capacità di articolare i suoni. La strutturazione grammaticale e il vocabolario crescono esponenzialmente, ma l'abilità fonatoria deve ancora "mettersi in pari".

💡 Cosa fare (e cosa NON fare)
Il ruolo di noi genitori è fondamentale per evitare che un fenomeno passeggero si trasformi in un problema cronico. Ecco alcuni consigli pratici:

Non correggetelo: Interromperlo per correggere o anticipare aumenta solo la sua frustrazione.

Evitate i "consigli" inutili: Dirgli "calmati", "rallenta" o "fai un respiro profondo" non aiuta. Al contrario, sottolinea che c'è qualcosa che non va, alimentando l'ansia da prestazione.

Non completate le frasi al posto suo: Lasciategli il tempo di finire, dimostrando che siete lì per ascoltare il contenuto di ciò che dice, non come lo dice.

Rallentate voi: Se volete che lui parli più piano, date l'esempio parlando voi stessi con un ritmo più calmo e disteso.

Nella maggior parte dei casi, con questo approccio, il fenomeno si risolve spontaneamente in circa 6 mesi. Se la disfluenza dovesse persistere oltre questo periodo, o in presenza di una forte familiarità, sarà opportuno procedere con una valutazione specialistica foniatrica o logopedica.

La disfluenza infantile spesso è solo il segno di una mente che viaggia a tutta velocità! 🚀

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Balbetta

iPediatri 09/02/2026 11:20

👶 Daremo al fratellino un nome scelto dal primogenito di 3 anni? Parliamone.
Una riflessione che va oltre l’anagrafe e tocca le radici dell’educazione e del ruolo genitoriale. Una coppia ha deciso di chiamare il secondogenito con un nome decisamente insolito (lo chiameremo per gioco "Vercingetorige"). La cosa che mi ha colpito non è stata la bizzarria del nome in sé — ognuno è libero di scegliere ciò che preferisce — ma il metodo: la scelta è stata delegata interamente al figlio maggiore, un bambino di soli tre anni e mezzo.

Delegare non è sempre un atto d'amore
Spesso, come genitori, pensiamo che assecondare ogni iniziativa dei nostri figli li renda più partecipi, felici o "liberi". In realtà, stiamo facendo l'esatto opposto: li stiamo iper-responsabilizzando.

Capacità decisionale: Un bambino di 3 o 4 anni non ha le strutture cognitive per comprendere le conseguenze a lungo termine di una scelta permanente. Vive di impulsi, suggestioni dei cartoni animati o dei video che vede.

Il valore del limite: Educare significa dare contorni, regole e perimetri sicuri. Vostro figlio non sceglie la prossima auto di famiglia o il fornitore dell'elettricità: perché lasciargli decidere l'identità che suo fratello porterà per tutta la vita?

Il rispetto per il nascituro: Anche il secondo figlio ha diritto a una scelta ponderata fatta dai propri genitori, non a un'etichetta nata da un gioco infantile che il fratello maggiore dimenticherà probabilmente dopo 30 secondi.

Il coraggio di dire "No"
Cedere su queste decisioni spesso nasconde la voglia di evitare un conflitto o un capriccio. Ma il nostro compito è affrontare quel contenzioso. È dire: "È un nome divertente, ma il nome di tuo fratello lo scegliamo noi".

Proteggete i vostri figli dalla responsabilità di scelte che non competono loro. La loro libertà cresce dentro i vostri "no" e le vostre guide sicure.

#dottorBeppe #iPediatri #GenitorialitàConsapevole #Educazione #Pediatria #ScelteGenitoriali #SviluppoInfantile

👶 Daremo al fratellino un nome scelto dal primogenito di 3 anni? Parliamone.
Una riflessione che va oltre l’anagrafe e tocca le radici dell’educazione e del ruolo genitoriale. Una coppia ha deciso di chiamare il secondogenito con un nome decisamente insolito (lo chiameremo per gioco "Vercingetorige"). La cosa che mi ha colpito non è stata la bizzarria del nome in sé — ognuno è libero di scegliere ciò che preferisce — ma il metodo: la scelta è stata delegata interamente al figlio maggiore, un bambino di soli tre anni e mezzo.

Delegare non è sempre un atto d'amore
Spesso, come genitori, pensiamo che assecondare ogni iniziativa dei nostri figli li renda più partecipi, felici o "liberi". In realtà, stiamo facendo l'esatto opposto: li stiamo iper-responsabilizzando.

Capacità decisionale: Un bambino di 3 o 4 anni non ha le strutture cognitive per comprendere le conseguenze a lungo termine di una scelta permanente. Vive di impulsi, suggestioni dei cartoni animati o dei video che vede.

Il valore del limite: Educare significa dare contorni, regole e perimetri sicuri. Vostro figlio non sceglie la prossima auto di famiglia o il fornitore dell'elettricità: perché lasciargli decidere l'identità che suo fratello porterà per tutta la vita?

Il rispetto per il nascituro: Anche il secondo figlio ha diritto a una scelta ponderata fatta dai propri genitori, non a un'etichetta nata da un gioco infantile che il fratello maggiore dimenticherà probabilmente dopo 30 secondi.

Il coraggio di dire "No"
Cedere su queste decisioni spesso nasconde la voglia di evitare un conflitto o un capriccio. Ma il nostro compito è affrontare quel contenzioso. È dire: "È un nome divertente, ma il nome di tuo fratello lo scegliamo noi".

Proteggete i vostri figli dalla responsabilità di scelte che non competono loro. La loro libertà cresce dentro i vostri "no" e le vostre guide sicure.

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Vercingetorige

iPediatri 07/02/2026 12:01

"Si fa presto a dire reflusso..." ma la malattia da reflusso gastroesofageo è tutta un'altra storia. 🩺👶

Facciamo chiarezza su uno dei temi che più vi spaventa. Ecco 3 concetti fondamentali che dovete stampare nella mente:

1️⃣ Il reflusso è spesso FISIOLOGICO. Tutti i lattanti sani hanno decine di risalite di materiale dallo stomaco ogni giorno. Se esce si chiama rigurgito, se non esce resta lì. Ma è normale! Fa parte della loro crescita.

2️⃣ Il pianto non è (sempre) reflusso. Nei primi mesi di vita i bambini piangono, anche tanto. Associare automaticamente quel pianto al bruciore di stomaco è un errore. Il pianto da solo non è una prova medica.

3️⃣ Serve la prova certa. Non basta dire "ha le cartilagini della laringe infiammate" o "ho dato il farmaco ed è passato". L'unico modo per diagnosticare davvero un reflusso acido patologico è un esame chiamato pH-impedenzometria. È un sondino che ci dice esattamente se e quanto acido risale.

⚠️ Attenzione ai farmaci facili. Gli inibitori di pompa protonica sono farmaci seri, impegnativi e non privi di rischi. Non vanno usati "nel dubbio" o per fare un tentativo, ma solo se c'è una diagnosi documentata dal gastroenterologo.

Non navighiamo nel torbido: se non c'è acidità documentata, non c'è malattia. Proteggiamo i nostri bimbi da cure inutili. 💪

👇 A quanti di voi è stato detto che il neonato aveva il reflusso solo basandosi sul pianto? Raccontatemi la vostra esperienza nei commenti.

#pediatria #dottorbeppe #ipediatri #reflusso #reflussogastroesofageo #neonati #genitori #mammaepapà #salutebambini #falsimiti #divulgazionemedica

"Si fa presto a dire reflusso..." ma la malattia da reflusso gastroesofageo è tutta un'altra storia. 🩺👶

Facciamo chiarezza su uno dei temi che più vi spaventa. Ecco 3 concetti fondamentali che dovete stampare nella mente:

1️⃣ Il reflusso è spesso FISIOLOGICO. Tutti i lattanti sani hanno decine di risalite di materiale dallo stomaco ogni giorno. Se esce si chiama rigurgito, se non esce resta lì. Ma è normale! Fa parte della loro crescita.

2️⃣ Il pianto non è (sempre) reflusso. Nei primi mesi di vita i bambini piangono, anche tanto. Associare automaticamente quel pianto al bruciore di stomaco è un errore. Il pianto da solo non è una prova medica.

3️⃣ Serve la prova certa. Non basta dire "ha le cartilagini della laringe infiammate" o "ho dato il farmaco ed è passato". L'unico modo per diagnosticare davvero un reflusso acido patologico è un esame chiamato pH-impedenzometria. È un sondino che ci dice esattamente se e quanto acido risale.

⚠️ Attenzione ai farmaci facili. Gli inibitori di pompa protonica sono farmaci seri, impegnativi e non privi di rischi. Non vanno usati "nel dubbio" o per fare un tentativo, ma solo se c'è una diagnosi documentata dal gastroenterologo.

Non navighiamo nel torbido: se non c'è acidità documentata, non c'è malattia. Proteggiamo i nostri bimbi da cure inutili. 💪

👇 A quanti di voi è stato detto che il neonato aveva il reflusso solo basandosi sul pianto? Raccontatemi la vostra esperienza nei commenti.

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Si fa presto a dire reflusso

iPediatri 02/02/2026 11:33

"Ogni volta che fa il bagnetto, dopo un po' è raffreddato, ha la tosse o addirittura l'otite!" 🛁🤧
Quante volte ho sentito questa frase? Sembra esserci una maledizione legata all'acqua: laviamo il bambino (magari anche con cura, asciugandolo subito) e tac, puntualmente arriva il malanno.
Ma c'è davvero una relazione? Assolutamente no. 🙅‍♂️
Pensiamoci un attimo: se lavarsi facesse ammalare, avremmo due scenari apocalittici: epidemie continue o bambini "puzzolenti" per tutto l'inverno perché nessuno li lava più. Fortunatamente, spero che la maggior parte dei bimbi venga lavata regolarmente!.
Allora perché succede? La "colpa" del bagnetto è in realtà un falso mito che poggia su due equivoci:
1️⃣ Coincidenza temporale: Spesso il bambino è già malato o sta covando qualcosa quando fa il bagno. Il bagno è comunque un'attività fisica, una sollecitazione: quando esce è stanco e quella sensazione di malessere che aveva già dentro diventa semplicemente più evidente.
2️⃣ Un ricordo del passato: Un tempo fare il bagno era un'impresa scomoda. Si faceva nella tinozza, in stanze gelide o addirittura fuori casa, dove l'unica cosa calda era l'acqua. Lì sì che c'era lo shock termico! Oggi, nelle nostre case confortevoli e riscaldate, questo problema non esiste più.
Quindi, cari genitori, la verità è una sola: fare un bel bagnetto caldo non ha nessun impatto sulle malattie.
Se aveste saltato il bagno, quel raffreddore sarebbe comparso lo stesso... con l'unica differenza di avere, oltre al bambino malato, anche l'inconveniente di un odore fastidioso! 😂.
Voi siete del team "bagnetto sempre" o avete paura degli spifferi? Ditemelo nei commenti! 👇
#dottorBeppe #pediatra #ipediatri #falsimiti #bagnetto #salutebambini #raffreddore #genitori #consiglipediagrici #noansia #bambinipuliti

"Ogni volta che fa il bagnetto, dopo un po' è raffreddato, ha la tosse o addirittura l'otite!" 🛁🤧
Quante volte ho sentito questa frase? Sembra esserci una maledizione legata all'acqua: laviamo il bambino (magari anche con cura, asciugandolo subito) e tac, puntualmente arriva il malanno.
Ma c'è davvero una relazione? Assolutamente no. 🙅‍♂️
Pensiamoci un attimo: se lavarsi facesse ammalare, avremmo due scenari apocalittici: epidemie continue o bambini "puzzolenti" per tutto l'inverno perché nessuno li lava più. Fortunatamente, spero che la maggior parte dei bimbi venga lavata regolarmente!.
Allora perché succede? La "colpa" del bagnetto è in realtà un falso mito che poggia su due equivoci:
1️⃣ Coincidenza temporale: Spesso il bambino è già malato o sta covando qualcosa quando fa il bagno. Il bagno è comunque un'attività fisica, una sollecitazione: quando esce è stanco e quella sensazione di malessere che aveva già dentro diventa semplicemente più evidente.
2️⃣ Un ricordo del passato: Un tempo fare il bagno era un'impresa scomoda. Si faceva nella tinozza, in stanze gelide o addirittura fuori casa, dove l'unica cosa calda era l'acqua. Lì sì che c'era lo shock termico! Oggi, nelle nostre case confortevoli e riscaldate, questo problema non esiste più.
Quindi, cari genitori, la verità è una sola: fare un bel bagnetto caldo non ha nessun impatto sulle malattie.
Se aveste saltato il bagno, quel raffreddore sarebbe comparso lo stesso... con l'unica differenza di avere, oltre al bambino malato, anche l'inconveniente di un odore fastidioso! 😂.
Voi siete del team "bagnetto sempre" o avete paura degli spifferi? Ditemelo nei commenti! 👇
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Fa il bagnetto e si ammala

iPediatri 19/01/2026 15:11

"Ho contagiato i nipotini?" 😱
È la domanda piena di ansia di una nonna che mi ha scritto. La situazione è questa: durante le feste ha pranzato con le figlie e gli adorati nipoti, ma solo dopo si è ricordata che, un paio di giorni prima, aveva salutato con un bacio una cognata a cui è stato poi diagnosticato l'Herpes Zoster (il famoso "Fuoco di Sant'Antonio").
La sua paura? Essere diventata un "ponte" per il virus e aver passato la varicella ai bambini.
Facciamo subito chiarezza: Dov’è la preoccupazione? A zero. 🚫
Vi spiego perché dovete stare tranquilli:
1️⃣ Cos'è lo Zoster? È il vecchio virus della varicella che si risveglia, ma in modo localizzato (le famose strisce sul torace o sulla schiena).
2️⃣ Dove sta il virus? Il virus è contenuto dentro le vescicole.
3️⃣ Come avviene il contagio? Per trasmettere il virus bisogna toccare fisicamente le vescicole e poi portare le mani alla bocca o agli occhi.
Quindi, se la nonna ha semplicemente baciato la cognata per farle gli auguri, non c'è stato alcun contatto a rischio. E anche se una persona avesse lo Zoster in corso, basterebbe coprire le vescicole ed evitare di toccarle per annullare i rischi. Non si trasmette con il respiro o con un semplice saluto!
Inoltre, diciamola tutta: se i nipotini hanno più di 15-18 mesi, è molto probabile che siano già parzialmente vaccinati contro la varicella. 🛡️
Quindi, cari nonni e genitori, godetevi i pranzi in famiglia, le feste e la compagnia. Il rischio in questa dinamica è praticamente nullo.
E voi? Avete mai avuto queste paure sui contagi "indiretti"? Raccontatemelo nei commenti! 👇
#dottorBeppe #ipediatri #HerpesZoster #FuocoDiSantAntonio #varicella

"Ho contagiato i nipotini?" 😱
È la domanda piena di ansia di una nonna che mi ha scritto. La situazione è questa: durante le feste ha pranzato con le figlie e gli adorati nipoti, ma solo dopo si è ricordata che, un paio di giorni prima, aveva salutato con un bacio una cognata a cui è stato poi diagnosticato l'Herpes Zoster (il famoso "Fuoco di Sant'Antonio").
La sua paura? Essere diventata un "ponte" per il virus e aver passato la varicella ai bambini.
Facciamo subito chiarezza: Dov’è la preoccupazione? A zero. 🚫
Vi spiego perché dovete stare tranquilli:
1️⃣ Cos'è lo Zoster? È il vecchio virus della varicella che si risveglia, ma in modo localizzato (le famose strisce sul torace o sulla schiena).
2️⃣ Dove sta il virus? Il virus è contenuto dentro le vescicole.
3️⃣ Come avviene il contagio? Per trasmettere il virus bisogna toccare fisicamente le vescicole e poi portare le mani alla bocca o agli occhi.
Quindi, se la nonna ha semplicemente baciato la cognata per farle gli auguri, non c'è stato alcun contatto a rischio. E anche se una persona avesse lo Zoster in corso, basterebbe coprire le vescicole ed evitare di toccarle per annullare i rischi. Non si trasmette con il respiro o con un semplice saluto!
Inoltre, diciamola tutta: se i nipotini hanno più di 15-18 mesi, è molto probabile che siano già parzialmente vaccinati contro la varicella. 🛡️
Quindi, cari nonni e genitori, godetevi i pranzi in famiglia, le feste e la compagnia. Il rischio in questa dinamica è praticamente nullo.
E voi? Avete mai avuto queste paure sui contagi "indiretti"? Raccontatemelo nei commenti! 👇
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Ho contagiato i nipotini?

iPediatri 16/01/2026 9:03

Siamo in guerra contro lo Streptococco? No, siamo in guerra contro i tamponi inutili! 🛑🦠

Vi racconto una storia che sento troppo spesso.
C'è una bambina di 10 anni: ha avuto mal di gola e raffreddore per tre giorni, niente febbre, ed è guarita spontaneamente. Tutto bene, no?
E invece no. Perché la mamma, avendo fatto un tampone su se stessa ed essendo risultata positiva, ha pensato bene di farlo anche alla figlia (che ormai stava bene).
Risultato? La bambina è positiva.

E adesso che facciamo? 🤷‍♂️
Ci siamo messi nei guai da soli. Quel tampone non andava fatto.

Voglio essere chiarissimo con voi genitori:
✅ Il tampone si fa per decidere, non per confondere.
Si esegue il test rapido solo quando c'è una malattia in corso e abbiamo un dubbio clinico.
Ci sono due situazioni in cui il tampone è inutile:
1️⃣ Quando è palesemente Streptococco: Febbre alta, mal di testa, placche, magari l'eruzione della scarlattina. Lì non serve il test, si dà l'antibiotico.
2️⃣ Quando è palesemente un virus: Se c'è tosse, raffreddore, naso che cola o diarrea (sintomi "fuori dalla gola"), lo Streptococco non c'entra nulla.

Se fate un tampone a un bambino che sta bene o che ha solo il raffreddore, rischiate solo di trovare un portatore sano. Ovvero, il batterio è lì, ma non sta facendo danni.
⚠️ Tiriamo la riga:
Un tampone positivo, da solo, NON giustifica la terapia antibiotica.
Se vostra figlia sta bene, lasciate perdere tutto. Non curiamo gli esami, curiamo i bambini!
🩺
#dottorBeppe #pediatria #streptococco #ipediatri.it

Siamo in guerra contro lo Streptococco? No, siamo in guerra contro i tamponi inutili! 🛑🦠

Vi racconto una storia che sento troppo spesso.
C'è una bambina di 10 anni: ha avuto mal di gola e raffreddore per tre giorni, niente febbre, ed è guarita spontaneamente. Tutto bene, no?
E invece no. Perché la mamma, avendo fatto un tampone su se stessa ed essendo risultata positiva, ha pensato bene di farlo anche alla figlia (che ormai stava bene).
Risultato? La bambina è positiva.

E adesso che facciamo? 🤷‍♂️
Ci siamo messi nei guai da soli. Quel tampone non andava fatto.

Voglio essere chiarissimo con voi genitori:
✅ Il tampone si fa per decidere, non per confondere.
Si esegue il test rapido solo quando c'è una malattia in corso e abbiamo un dubbio clinico.
Ci sono due situazioni in cui il tampone è inutile:
1️⃣ Quando è palesemente Streptococco: Febbre alta, mal di testa, placche, magari l'eruzione della scarlattina. Lì non serve il test, si dà l'antibiotico.
2️⃣ Quando è palesemente un virus: Se c'è tosse, raffreddore, naso che cola o diarrea (sintomi "fuori dalla gola"), lo Streptococco non c'entra nulla.

Se fate un tampone a un bambino che sta bene o che ha solo il raffreddore, rischiate solo di trovare un portatore sano. Ovvero, il batterio è lì, ma non sta facendo danni.
⚠️ Tiriamo la riga:
Un tampone positivo, da solo, NON giustifica la terapia antibiotica.
Se vostra figlia sta bene, lasciate perdere tutto. Non curiamo gli esami, curiamo i bambini!
🩺
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In guerra contro lo Streptococco

iPediatri 15/01/2026 13:11